venerdì 30 ottobre 2009

Britannia, la terra della Dea Madre e delle origini del Medioevo

Britannia è il nome latino dato dai Romani all'attuale Gran Bretagna, probabilmente riprendendo una forma celtica autoctona. talvolta viene anche impiegato il termine Antica Britannia o Britannia preistorica per indicare quella fase della storia inglese che va dalla Preistoria all'invasione romana della Britannia (43 d.C.).

"Britannia" viene dall'espressione greca "Πρεταννικαὶ Νῆσοι" utilizzata da Pitea di Marsiglia o Pitea dei Galli, che aveva circumnavigato la Gran Bretagna tra il 330 e il 320 a.C. Da "Pretannia", lo storico greco Diodoro Siculo diede agli abitanti di questa terra il nome di "Pretani".

Il termine utilizzato introdotto da Pitea nel mondo classico coincide con Ynys Prydein, il nome che gli antichi Celti davano all'isola. "Ynys", isola (reso in latino con "insula" e in greco con "nêsos"), sarebbe un'aggiunta contingente; il nome vero e proprio, "Prydein", è riconducibile alla radice indoeuropea *kwer-, incidere, il che fa pensare a tatuaggi rituali e forse all'abitudine degli antichi Pitti e Scoti di dipingersi il corpo.

I popoli di queste isole di Prettanike sono stati chiamati i Πρεττανοι, Priteni o Pretani. Questi nomi derivati da un nome celtico che è suscettibile di aver raggiunto Pitea dai Galli, che possono avere usato come termine per gli abitanti della isole. Priteni è la fonte del termine lingua gallese Prydain, Britannia, che ha la stessa fonte il Cruithne Goidelic termine usato per riferirsi ai primi Brythonic lingua abitanti d'Irlanda e il nord della Scozia. Questi ultimi sono stati in seguito chiamato Pitti o Caledoni dai Romani.

Comunemente si ritiene che dalla forma "Prydein" i Romani, sbarcati per la prima volta nell'isola con Gaio Giulio Cesare nel 55 a.C., abbiano tratto il termine "Britannia" con cui essi designavano l'isola più settentrionale del loro impero. C'erano almeno altre due regioni di nome Britannia sul Continente: una nell'attuale Belgio ed una nell'attuale Galizia. Anche per questo motivo, ma anche per ragioni storico-fonetiche, alcuni farebbero derivare Britannia da altre radici: *bher-, portare o pensare, oppure *bhrei-, tagliare o giudicare. La Britannia sarebbe quindi, secondo questi, "la (sede) dei (valorosi) di pensiero" o "la (sede) dei (valorosi) di giudizio". L'idea di fondo a quest'ipotesi è che "Britanni" e "Galli" sarebbero due nomi complementari, di fatto due diminutivi dello stesso composto, precisamente "Brittogalli", e che il significato completo di questo sarebbe valorosi di pensiero o valorosi di giudizio. Tale composto è realmente attestato come nome di una popolazione alle foci del Danubio, lungo l'attuale confine tra Romania e Moldavia.

Secondo altre fonti, invece “Britannia” è il nome che deriva dal latino, dal francese antico, e del Medio Inglese Bretayne, Breteyne. La forma francese fu sostituita dai termini Breoton, Breoten, Bryten, Breten (anche Breoton-Lond, Breten-Lond).

In seguito alla conquista romana del 43 dC, Britannia divenne ufficialmente il nome designato per indicare la provincia romana. Nell’epoca preromana, la Britannia era conosciuta con il nome di Albion.

Nei testi scritti però la possibile vera etimologia del nome Britannia, compare solo nel IX sec, durante il regno di Alfredo il Grande, nel testo Historia Brittonum. Questa etimologia prevarrebbe sulle altre perché viene fatto un riferimento al personaggio di Bruto di Troia[1]. Britannia e Bruto hanno una derivazione abbastanza simile nel suono in varie lingue, se l’origine del nome fosse greca, ciò spiegherebbe perché il primo in assoluto che ne parlò, ovvero Pitea dei Galli, avrebbe attribuito questo nome all’isola, rifacendosi alle vicende del personaggio.

Bruto di Troia

Bruto di Troia o Bruto I dei britanni (in gallese: Bryttys), discendente dell'eroe troiano Enea, è conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C.. Questa leggenda compare per la prima volta nell’Historia Brittonum, compilazione di IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae. Tuttavia, niente autorizza a ritenere che questo racconto sia storicamente credibile.

L’Historia Brittonum afferma che "L'isola di Britannia prende il suo nome da Bruto, un console romano", che conquistò sia la Spagna sia la Britannia. Seguendo fonti come Livio e Virgilio, L'Historia Brittonum narra come Enea si sia stabilito in Italia dopo la guerra di Troia e di come suo figlio Ascanio abbia fondato Alba Longa. Ascanio si sposò e la moglie rimase incinta. Un mago predisse che sarebbe nato un maschio, che sarebbe stato il più coraggioso e il più amato in Italia. Infuriato, Ascanio condannò a morte l'indovino. Sua moglie morì di parto, mentre in seguito loro figlio, appunto Bruto, uccise per sbaglio il padre con una freccia e fu bandito dall'Italia. Dopo aver vagato per le isole del Tirreno e la Gallia, dove fondò Tours, Bruto giunse e si stabilì in Britannia. Avrebbe regnato quando il sommo sacerdote Eli era giudice nel regno d'Israele e l'arca dell'Alleanza fu presa dai filistei.

Una diversa versione dell’Historia Brittonum afferma che Bruto era figlio del figlio di Ascanio, cioè Silvio, e fa risalire la sua genealogia fino a Cam, figlio di Noè. Un altro capitolo traccia però una diversa genealogia di Bruto, che diventa qui il pronipote del re romano Numa Pompilio, figlio di Ascanio, facendo risalire la sua discendenza fino a Jafet, figlio di Noè. Queste tradizioni cristianizzate contrastano con quella troiana classica che connetteva la famiglia reale di Priamo con gli dèi greci.

Un altro Bruto, figlio di Isicione, figlio di Alano il primo europeo, viene fatto risalire a Giapeto dall’Historia Brittonum. I fratelli di questo Bruto erano Franco, Alamano e Romano, antenati di alcune importanti popoli europei.

Goffredo di Monmouth riporta più o meno la stessa storia, ma con molti più dettagli. L'indovino che predisse grandi cose per Bruto, predisse però anche che egli avrebbe ucciso entrambi i genitori. Così accadde ed egli fu bandito dall'Italia. Si recò in Grecia, dove scoprì un gruppo di troiani che si trovavano là come schiavi. Divenne il loro capo e dopo una serie di battaglie, il re greco Pandraso[2] li lasciò andare via. Bruto sposò la figlia di questo sovrano, Ignoge, e con navi e provviste prese la via del mare. Dopo aver avuto una visione che gli promise un regno, abitato solo da alcuni giganti, che avrebbe potuto conquistare, Bruto guidò il suo popolo verso ovest.

Dopo alcune peripezie in Africa e un incontro con le sirene, Bruto trovò un altro gruppo di troiani guidati dal guerriero Corineo[3]. Fu quest'ultimo a far scoppiare in Gallia una guerra con Goffario Pitto, re di Aquitania, perché aveva cacciato nella foresta reale senza permesso. Il nipote di Bruto, Turono, morì in battaglia e sul luogo della sua sepoltura fu fondata la città di Tours. Sebbene avessero vinto molte battaglie, i troiani erano consapevoli che i galli erano superiori in numero e allora si recarono nell'isola chiamata Albione e che Bruto, dal suo stesso nome, chiamò Britannia, di cui divenne il primo sovrano. Corineo divenne invece re della Cornovaglia, che fu chiamata così in suo onore dopo la sua morte. Attaccati dai giganti, i troiani li uccisero. Sulle rive del fiume Tamigi Bruto fondò la città di Troia Nova, nome che sarebbe poi divenuto Trinovantum: si tratta di Londra anche se i romani la chiamarono con il nome che più ricorda Londinum.

Prima della sua morte, Bruto promulgò un codice di leggi per il suo popolo. Dalla moglie Ignoge ebbe tre figli: Locrino, Kamber e Albanatto, che, alla morte del padre, si spartirono l'isola: rispettivamente l'Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Dover, Inghilterra

Figura 1 – Dover, Inghilterra

Albion o Albione

Albione (Ἀλβιών in greco antico) è l'antico nome della Britannia più antica, prima che vi giungesse Bruto di Toria. Oggi viene usato poeticamente per riferirsi a tutta l'isola o solo all'Inghilterra. Occasionalmente con il termine Albione ci si riferisce alla Scozia, il cui nome in gaelico è però Alba.

Il termine gallo-latino Albiōn (medio irlandese Albbu, protoceltico *Alb-i̯en-), insieme ad altri toponimi europei e mediterranei, ha due possibili etimologie, entrambe plausibili: *albho-, protoindoeuropeo per "bianco", oppure *alb-, protoindoeuropeo per "collina". La parola alba dal latino è la forma singolare femminile di albus, che significa "bianca" e farebbe riferimento alle scogliere bianche dell’isola.

Il nome Albion sarebbe stato introdotto da Rufio Festo Avieno, sarebbe stato poi ripreso da Pitea il quale lo avrebbe cambiato nella parola da cui i romani avrebbero tradotto il termine Britannia. Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia, però, usa il termine "Alba" per riferirsi proprio a tutta l'isola britannica.

Così diventa ambigua la vera origine del termine Britannia e quella del termine Albion, probabilmente la Britannia deve il nome a Bruto e quindi sarebbe stato adottato prima come termine se si segue la storia mitologica dell’isola e delle sue vicende. Se invece si seguono le fonti storiche l’isola potrebbe essere stata conosciuta prima come Albion e poi come Britannia. Non sarebbe impossibile però che in epoca medievale e in epoche precedenti, l’isola fosse nota on entrambi i nomi.

 

Britannia primitiva

La Britannia fu abitata dagli esseri umani per decine di migliaia di anni e dall'homo sapiens per diecimila anni. Tuttavia, nessuna popolazione pre-romana aveva una lingua scritta e per questa ragione tutto quello che si conosce della loro cultura e del loro stile di vita deriva dai ritrovamenti archeologici. La prima menzione scritta sulla Britannia e sui suoi abitanti risale al navigatore greco Pitea di Marsiglia (colonia greca), che esplorò la costa britannica attorno al 325 a.C. Comunque, a partire dal Neolitico gli antichi britanni furono coinvolti in scambi commerciali ed ebbero rapporti culturali intensi con il resto d'Europa, esportando soprattutto stagno, di cui l'isola era ricca.

Situata ai confini dell'Europa, la Britannia rimase indietro nel campo del progresso tecnologico e culturale durante tutta la preistoria. La storia della Britannia antica è caratterizzata da ondate successive di colonizzatori provenienti dal continente, che portarono con loro nuove culture e tecnologie. Le teorie archeologiche più recenti hanno messo in discussione questa teoria migratoria propendendo, invece, per l'esistenza di un rapporto più complesso fra la Britannia e il continente: l'archeologia suggerisce oggi che molti dei cambiamenti verificatisi nella società britannica sarebbero derivati dell'adozione, da parte dei nativi, di costumi stranieri.

 

Il Paleolitico

Il Paleolitico in Britannia andò, approssimativamente, dal 750.000 al 10000 a.C. circa. In questo lunghissimo periodo ci furono sia molti cambiamenti ambientali (comprese molte glaciazioni e interglaciazioni) sia lo stanziamento umano nell'area. Gli abitanti, in questo periodo, erano bande di cacciatori-raccoglitori nomadi, che inseguivano le mandrie di animali per tutta l'Europa settentrionale. Esistono prove della presenza umana in Britannia già 400.000 anni fa. A quell'epoca, l'isola era collegata all'Europa continentale da un ponte di terra. Asce di pietra, ritrovate nel Somerset negli anni settanta, suggeriscono l'esistenza di insediamenti paleolitici dell'Homo erectus, un progenitore dell'uomo moderno. A partire dal 230000 a.C. l'Uomo di Neandertal (Homo Sapiens Neanderthalensis)abitò quella che oggi è la Britannia e spodestò l'Homo erectus. Prove della produzione di attrezzi in selce da parte dei neandertaliani sono state ritrovate nell'area del Kent, nell'Inghilterra meridionale. L'uomo moderno (Homo sapiens sapiens) apparve per la prima volta in Britannia attorno al 30000 a.C. I primi abitanti umani della Britannia erano costituiti in tribù di cacciatori-raccoglitori. Durante gran parte di questo periodo la maggior parte della Britannia restò disabitata a causa della glaciazione.

Ossa e attrezzi di silice trovati sulle coste vicino ad Happisburgh, a Norfolk, e a Pakefield, a Suffolk dimostrano come l'Homo erectus fosse presente in Britannia già attorno a 700.000 anni fa. A quel tempo, la parte meridionale e quella orientale erano collegate all'Europa continentale da un largo ponticello di terra, permettendo agli uomini di muoversi liberamente. L'attuale canale della Manica era un grande fiume che si dirigeva ad ovest e che era alimentato da dei tributari, poi divenuti gli attuali Tamigi e Senna. Questa ricostruzione ha fornito indizi sul primo itinerario utilizzato dagli abitanti dell'Eurasia per giungere in Britannia e che sarebbe stato un perduto corso d'acqua chiamato Bytham.

Siti come Boxgrove nel Sussex attestano il successivo arrivo dell'Homo heidelbergensis, attorno a 500.000 anni fa. Questa specie umana produceva attrezzi di silice dell'Acheuleano e cacciava i grandi mammiferi dell'epoca. Erano soliti sospingere gli elefanti, i rinoceronti e gli ippopotami in cima alle scogliere o nelle paludi per ucciderli più facilmente. È probabile che i rigori della successiva glaciazione]fecero complessivamente migrare gli uomini dalla Britannia e la regione non sembra essere stata più occupata fino quando il ghiaccio non si sciolse nel periodo interglaciale conosciuto come Hoxniano. Questo periodo più caldo è collocabile tra i 420.000 e i 360.000 anni fa e vide svilupparsi la lavorazione degli attrezzi di silice del Clactoniano in luoghi come il Barnfield Pit (nel Kent). Non si sa ancora se esistesse un rapporto, e se sì di che tipo, tra le industrie dell'Acheuleano e del Clactoniano.

Figura 2 – il Santuario, sulla Overton Hill, 5 miglia a ovest di Marlborough, nella contea del Wiltshire.

Nel corso del nuovo periodo di un freddo intenso, durato fino a 240.000 anni fa circa, ci fu l'introduzione degli attrezzi di silice della cosiddetta tecnologia di Levalloiso, forse da parte di uomini giunti dall'Africa. Ma ritrovamenti fatti a Swanscombe e a Botany Pit supportano l'ipotesi che la tecnologia di Levalloiso provenisse dall'Europa e non dall'Africa. Questa tecnologia più avanzata rese più efficace la caccia e quindi la Britannia un posto più facile dove restare durante l'Era glaciale. Tuttavia, ci sono poche prove dell'occupazione umana durante il successivo periodo interglaciale detto Ipswichiano (circa 120.000 anni fa). Lo scioglimento dei ghiacci tagliò fuori per la prima volta durante questo periodo la Britannia dal continente. E ciò potrebbe spiegare la scarsa presenza di attività umana. In generale, sembra esserci stato un graduale decremento demografico fra l'interglaciazione Hoxnian e l' Ipswichian e l'assenza di tracce archeologiche di esseri umani suggerisce che sarebbe stato il risultato di un graduale spopolamento.

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Figura 3 - Un memoriale sul Round Loaf.

Attorno al 6500 a.C., la fine dell'Era glaciale produsse un innalzamento del livello marino, che tagliò la Britannia dal resto dell'Europa continentale e la rese un'isola.

Attorno al 4500 a.C. cominciarono ad emergere i primi insediamenti agricoli, quando degli immigranti dall'Europa arrivarono portandosi con se la conoscenza dell'agricoltura. Nel 3500 a.C. gli insediamenti agricoli esistevano in gran parte della Britannia. Sono stati trovati vasi d'argilla che risalgono al 4100 a.C.

Attorno al 2500 a.C. una nuova cultura arrivò in Britannia, portata da un gruppo conosciuto come genti della cultura del vaso campaniforme. Ritenute originarie della penisola iberica (l'attuale Spagna e Portogallo), queste genti portarono in Britannia l'abilità di fabbricare armi e attrezzi di metallo. Inizialmente utilizzando il rame, ma a partire dal 2150 a.C., i fabbri scoprirono come produrre il bronzo (che è molto più duro del rame), mescolando rame e stagno. Grazie a loro l'età del Bronzo arrivò in Britannia. Nel corso dei mille anni successivi, il bronzo rimpiazzò gradualmente la pietra, come materiale principale per la fabbricazione di attrezzi e armi.

Figura 4 - Il complesso di Stonehenge, forse eretto attorno al 2500-2000 a.C.

 

La Britannia aveva grandi riserve di stagno nelle aree della Cornovaglia e del Devon, nell'attuale Inghilterra meridionale, e quindi iniziò l'estrazione dello stagno. Attorno al 1600 a.C., il sud-ovest della Britannia sperimentò un boom commerciale, e lo stagno britannico veniva esportato in tutta Europa.

La popolazione della cultura di Beaker era anche abile nella produzione di ornamenti in oro, e molti esempi di questa produzione sono stati rinvenuti nelle tombe dei benestanti.

Le genti di Beaker seppellivano i propri morti in tumuli di pietra, spesso con una coppa a fianco del corpo (Beaker in inglese significa "coppa"). Essi furono anche in gran parte responsabili della costruzione di molti famosi siti preistorici, come Stonehenge (anche se un precedente circolo di legno esisteva in quel luogo) e diversi altri circoli di pietra.

A partire dal 1500 a.C. circa, il potere delle genti di Beaker iniziò a declinare.

Esiste del dibattito tra gli archeologi circa il fatto se le genti di Beaker furono una razza che migrò in massa in Britannia dal continente. O se la cultura di Beaker, che era comune in tutta Europa, venne diffusa in Britannia attraverso i commerci e i collegamenti culturali. Il pensiero moderno propende per la seconda ipotesi.

Attorno al 750 a.C. le tecniche di lavorazione del ferro raggiunsero la Britannia dall'Europa meridionale portandovi l'età del Ferro. Il ferro era più forte e più abbondante del bronzo, e rivoluzionò molti aspetti della vita. Il più importante fu l'agricoltura. L'aratro con la punta in ferro poteva lavorare la terra più velocemente dei precedenti in legno o in bronzo, e l'ascia di ferro poteva ripulire le foreste più efficientemente.

 

I celti

Attorno al 900 a.C. una nuova ondata di colonizzatori arrivò in Britannia. Questi sono conosciuti come Celti, e per il 500 a.C. avevano colonizzato la maggior parte della Britannia. I Celti erano artigiani estremamente abili e produssero gioielli dai motivi intricati e armi in bronzo e ferro.

I Celti vivevano in gruppi tribali altamente organizzati, tipicamente governati da un capotribù. I loro gruppi erano organizzati in una "classe alta" di guerrieri (che tipicamente si faceva crescere dei lunghi baffi) e una "classe bassa" di schiavi e lavoratori. Di norma i Celti vivevano in semplici capanne.

I guerrieri Celti erano famosi per essere feroci e impavidi, donne guerriere e condottiere non erano sconosciute. La più famosa tra queste fu Boudicca.

I Celti praticavano il paganesimo, sotto la guida dei druidi (sacerdoti). La classe dei druidi era potente quasi quanto quella dei guerrieri nelle tribù celtiche. La cultura celtica non aveva lingua scritta, quindi leggi e rituali venivano tramandati oralmente.

Quando i Celti aumentarono di numero scoppiarono lotte tra tribù rivali. Questo portò alla costruzione di fortificazioni. Anche se le prime erano state costruite già nel 1500 a.C., le fortificazioni raggiunsero il loro culmine in periodo celtico.

Queste fortificazioni consistevano di un'area di terreno elevato, circondata da una profonda trincea, con la terra ammassata in banchi. L'area era circondata anche da una palizzata. Questa configurazione veniva difesa facilmente dagli assalti, queste fortificazioni vennero inizialmente pensate come luoghi di rifugio temporaneo. Comunque, con il passare del tempo le fortificazioni divennero sempre più ampie e ospitarono insediamenti permanenti e centri di commercio.

Molte di queste fortificazioni vennero costruite nell'Inghilterra occidentale e sud-occidentale, anche se se ne sono trovati esempi fin nella Scozia settentrionale.

Gli ultimi secoli prima dell'invasione Romana videro l'influsso di rifugiati dalla Gallia (l'attuale Francia e Belgio), conosciuti come Belgi, che vennero soppiantati con l'espandersi dell'Impero Romano.

A partire dal 175 a.C. circa, si insediarono nelle aree di Kent, Hertfordshire ed Essex, e portarono con loro un'abilità nella produzione di vasellame, molto più avanzata di quella impiegata in precedenza. I Belgi erano stati parzialmente romanizzati e furono responsabili della creazione dei primi insediamenti sufficientemente grandi da poter essere chiamati città.

Anche se non c'era niente che potesse somigliare all'unità politica tra le diverse tribù che abitavano la Britannia, le prove suggeriscono che la vita divenne più stabile e meno guerresca.

Gli ultimi secoli prima dell'invasione romana, videro una crescente sofisticazione della vita britannica. Barrette di ferro iniziarono ad essere utilizzate come moneta a partire dal 100 a.C., il commercio interno e con l'Europa continentale fiorì, soprattutto grazie alle vaste riserve minerarie della Britannia.

Con l'espansione verso nord dell'Impero romano, fu probabilmente a causa del fatto che molti rifugiati dalle zone occupate da Roma vi si trasferirono, o a causa delle sue riserve minerarie, che Roma iniziò a interessarsi alla Britannia.

I Britanni

I Britanni erano una popolazione celtica stanziata nell'antichità nelle Isole britanniche (Gran Bretagna e Irlanda). Giunti nella regione a partire dall'VIII secolo a.C., i Celti della Britannia rimasero frazionati in numerose tribù, facilitando così la conquista del loro territorio prima dei Romani (I secolo d.C.), quindi degli Anglosassoni (V secolo). I Britanni furono sottomessi policamente e culturalmente ai nuovi dominatori, ma la loro civiltà celtica non fu mai del tutto sradicata, contribuendo a formare (insieme agli apporti latino-cristiani e germanici) la moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda, tanto che di origine britannica sono le sole lingue celtiche sopravvissute fino a oggi.

La principale fonte sui Britanni è Cesare, che nel suo De bello Gallico ha riferito delle due spedizioni da lui condotte in Gran Bretagna a metà del I secolo a.C.. Altre notizie le dobbiamo al navigatore cartaginese Imilcone, che nel V secolo a.C. aveva intrapreso un viaggio in queste terre, e al geografo greco Pitea (IV secolo a.C.).

A partire dall'VIII-VI secolo a.C., gruppi di Celti invasero a più riprese le Isole britanniche, sovrapponendosi ai precedenti abitanti. Tali gruppi provenivano, attraverso La Manica, dalle coste continentali dell'Europa, che i Celti avevano appena raggiunto dopo aver avviato la loro espansione dalla culla del loro popolo (l'area della Cultura di La Tène) e disceso il corso Reno. A partire dall'odierna Inghilterra meridionale, si espansero rapidamente in tutta la Gran Bretagna e l'Irlanda, anche se nell'attuale Scozia il popolo pre-indoeuropeo dei Pitti conservò la propria individualità.

Come tutti i Celti, i Britanni non raggiunsero mai un'unità politica; in alcuni, rari momenti stipularono provvisorie leghe militari, per far fronte a un comune nemico. Gaio Giulio Cesare, che nel 55 a.C. giunse con la sua flotta in Gran Bretagna, distinse gli abitanti in autoctoni e costieri, che nel II secolo a.C. erano emigrati in Gallia belgica e avevano fondato potenti Stati. Tra le popolazioni più importanti ricorda i Cantiaci, che abitavano l'odierno Kent (che da essi prende il nome), i Dumnoni, nell'attuale Cornovaglia, e, più a nord, gli Iceni.

Cesare attesta gli stretti legami, non solo culturali ma anche economici e politici, tra i Britanni e i Galli: i domini di Diviziaco, per esempio, si estendevano su entrambe le sponde della Manica e sull'isola scampavano esuli dalla Gallia, che a sua volta otteneva, in caso di necessità, aiuto militare dalla Britannia.

Nell'ambito delle guerre per la conquista della Gallia, Gaio Giulio Cesare condusse due rapide incursioni in Britannia, nel 55 e nel 54 a.C.. Cesare stesso ne rende conto nel suo De bello Gallico [5] La prima spedizione (tarda estate del 55), che non raggiunse grandi risultati, fu più che altro una spedizione ricognitiva. Le truppe approdarono per mare sulla costa dell'odierno Kent. La seconda invasione, quella del 54, ebbe maggior successo: Cesare impose sul trono il re amico Mandubracio e costrinse alla sottomissione il suo rivale, Cassivellauno, anche se il suo territorio non fu sottomesso.

Britanni rimasero indipendenti sino al 43 d.C., quando l'imperatore romano Claudio lanciò l'invasione dell'isola, affidandola ad Aulo Plauzio. Il generale sconfisse Carataco, re dei Catuvellauni e guida della resistenza anti-romana, e diede così inizio al dominio latino. In seguito, nuove spedizioni furono condotte da Publio Ostorio Scapula (47-51) e da Svetonio Paolino (60-61) (che affrontò e vinse l'indomita regina degli Iceni, Boudicca) e da Gneo Giulio Agricola, che conquistò le terre dei Briganti e sconfisse le tribù dell'odierna Scozia. I Romani occuparono l'area degli attuali Inghilterra e Galles, erigendo a nord un limes fortificato: il Vallo di Adriano (122), in seguito spostato ancora più a nord (Vallo di Antonino, 142). Al di là del limes (nell'attuale Scozia e in Irlanda) rimasero sia tribù britanniche, sia i Pitti. Durante la dominazione romana, tra i Britanni l'influenza della lingua e della cultura latina penetrò profondamente soltanto nelle classi più elevate, mentre nel popolo continuava a preservarsi la tradizione celtica: alla cessazione del controllo romano della Gran Bretagna (fine IV-inizio V secolo) l'identità etnica e linguistica dei Celti era ancora viva, e sopravvisse a lungo anche alle successive invasioni germaniche. La dominazione romana, e in particolare la concessione della cittadinanza romana a vasti strati di popolazione autoctona, generò tuttavia un livello di identificazione etnico-culturale misto: quello dei Romano-Britanni, in seguito riassorbiti dal dominante elemento celtico o indotti dalle invasioni anglosassoni alla fuga verso le regioni più romanizzate del continente europeo.

La dominazione romana in Britannia terminò agli inizi del V secolo, quando le legioni lasciarono l'isola (410 circa), abbandonandola in balia degli invasori sassoni, juti e angli. Iniziava così il periodo anglosassone, che sarebbe terminato nel 1066 con la conquista normanna. Con l'arrivo degli invasori anglosassoni, parte dei Celti britannici migrò nella regione dell'Armorica (l'odierna Bretagna). Era iniziato il Medioevo inglese.

Dalla fusione dei tre elementi (celtico, latino e germanico) si sarebbero formate, in questo periodo, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda (anche se la seconda delle Isole britanniche aveva subito un'influenza soltanto indiretta dell'elemento latino, questa era stata tuttavia decisiva specie in campo culturale, attraverso il processo di cristianizzazione). Gli unici popoli moderni eredi diretti degli antichi Celti sono proprio quelli delle Isole britanniche, che avrebbero conservato ininterrotta la tradizione linguistica dando origine alle lingue celtiche insulari, nei due rami goidelico e brittonico.

La Gran Bretagna subì, fin dal IV secolo, un processo di re-celtizzazione da parte di gruppi provenienti dalla vicina Irlanda, mai entrata nei domini di Roma. A partire dalla missione di san Patrizio in Irlanda (432), l'isola conobbe una fioritura religiosa che, attraverso lo slancio missionario, tutelò l'eredità celtica, anche se ora integrata con nuovi elementi di matrice cristiana. A questi anni risalgono le prime testimonianze delle lingue celtiche insulari.

La fase espansiva dei Celti irlandesi caratterizzò gli ultimi secoli del I millennio e interessò principalmente la Scozia e l'Isola di Man. Tale attività fu però esclusivamente culturale e religiosa: dal punto di vista politico, infatti, l'Irlanda fu invasa e controllata dai Vichinghi germanici dall'VIII al IX secolo.

Nonostante la vivacità culturale, gli eredi dei Britanni furono - salvo rari momenti, come dopo la Battaglia di Carham (vinta nel 1018 da re Malcolm II di Scozia) - sempre soggetti a nuovi dominatori, tutti di lingua germanica: i Vichinghi prima e gli Anglosassoni poi. L'identità celtica subì un forte processo di arretramento, testimoniata dalla progressiva riduzione dell'area occupata dai parlanti madrelingua delle diverse varietà delle lingue celtiche insulari.

Il II millennio ha registrato una costante regressione dei superstiti elementi celtici, sottoposti a un continuo processo di anglicizzazione sia linguistica, sia politica, sia culturale. Dalla fusione dell'elemento celtico e di quello germanico (vichingo e anglosassone) sono derivate, etnicamente e culturalmente, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda: non più quindi - e fin dal Medioevo - popolazioni celtiche in senso stretto, ma eredi moderne degli antichi Britanni, variamente ibridati - come ogni altro popolo europeo - con numerosi apporti successivi.

I Britanni estraevano e commerciavano stagno, coltivavano grano e allevavano bestiame. In particolare, lo stagno dei Britanni era commericato, attraverso i Galli, in tutto il bacino mediterraneo.

Quasi nulle sono le testimonianze sopravvissute della lingua britannica, parlata dagli antichi Britanni. Benché la linguistica distingua lingue celtiche continentali e lingue celtiche insulari, tale divisione non è, a dispetto del nome, geografica, bensì cronologica: le prime sono quelle attestate in età antica (e non esistono testimonianze delle lingue celtiche parlate sulle Isole britanniche anteriori al IV secolo d.C.); le seconde sono quelle attestate a partire dal Medioevo (e presenti proprio ed esclusivamente sulle Isole britanniche. Tuttavia, molti tratti delle prime iscrizioni in alfabeto ogamico rinvenute in Irlanda (definite in irlandese arcaico o proto-irlandese) offrono tratti linguistici affini a quelli delle lingue celtiche continentali, come per esempio l'assenza della lenizione.

La Britannia altomedievale: l’evoluzione del V e VI sec della provincia cesarea

L'antica provincia romana di Britannia attraversò nei secoli V e VI un periodo di profonde trasformazioni, tra la cessazione del dominio romano e l'affermazione dei regni anglosassoni.

Il termine di "Britannia post-romana" (Sub-Roman Britain in lingua inglese) è una denominazione inizialmente utilizzata in archeologia per indicare la cultura materiale della regione in epoca tardoantica e in questo periodo. L'uso del termine era legato ad un'idea di decadimento della qualità delle produzioni, in particolare della ceramica rispetto a quelle presenti durante l'impero romano. Tale ricostruzione storica è stata in seguito superata e il termine è quindi passato ad indicare il periodo storico.

Le date convenzionali per il periodo sono fissate per il suo inizio alla fine del dominio romano, con la partenza delle ultime guarnigioni nel 407, e per la sua fine all'arrivo di sant'Agostino di Canterbury in Inghilterra nel 597. La cultura post-romana continuò tuttavia anche in periodi successivi in particolare nel'lInghilterra occidentale e nel Galles.

Con il termine ci si riferisce in particolare al territorio che era stato ricompreso nella provincia romana della Britannia, fino alla cosiddetta "linea Forth-Clyde", a nord della quale si trovavano le regioni controllate dai Pitti.

In quest'epoca la cultura era rappresentata da una mescolanza di elementi derivazioni romana e di elementi celtici, ma l'elemento sassone, già presente saltuariamente sin dalle origini, assunse progressivamente il controllo del territorio e una posizione culturale dominante con la costituzione dei regni anglosassoni.

Le fonti scritte riferite a quest'epoca sono particolarmente scarse, sebbene il periodo sia trattato in resoconti successivi con numerose invenzioni più o meno leggendarie.

Tra le fonti locali contemporanee sono da citarsi la Confessio (o "Dichiarazione") di san Patrizio e il De excidio Britanniae (o "Della rovina della Britannia") di San Gildas. La prima è utile soprattutto per quanto riguarda la condizione del Cristianesimo al tempo e rivela alcuni aspetti della vita dell'epoca, mentre la seconda opera ebbe lo scopo di ammonire i governanti contemporanei attraverso esempi: i materiali storici sono pertanto selezionati in vista dello scopo prefisso, non sono menzionate date e alcuni particolari sono errati. In alcuni casi però le testimonianze sui regni all'epoca esistenti e sullo sviluppo dei rapporti tra i Britanni e gli Anglosassoni sono le uniche che ci sono giunte.

Esistono anche altre fonti contemporanee che menzionano la Britannia, ma vennero redatte nell'Europa continentale. Tra queste è il noto rescritto dell'imperatore romano d'occidente Onorio, citato da Zosimo, uno storico bizantino del VI secolo nella sua Istorìa nèa. Il rescritto sarebbe stato indirizzato alle civitates (città) della Britannia, invitandole a provvedere autonomamente alla propria difesa. Dato che tuttavia Zosimo ne parla trattando di vicende dell'Italia meridionale si è supposto anche che potesse in realtà riferirsi alla regione italiana del Bruttium, anziché alla Britannia.

La Chronica gallica si limita invece a segnalare imprecisamente che la Britannia, abbandonata dai Romani sarebbe finita direttamente in potere dei Sassoni e fornisce inoltre informazioni sul viaggio di san Germano d'Auxerre nella regione. Anche i riferimenti alla Britannia che si trovano nelle opere dello storico bizantino Procopio sono considerati di dubbia attendibilità. Tra le fonti successive che hanno trattato di questo periodo, deve essere citata l'Historia ecclesiastica gentis Anglorum del venerabile Beda (inizi dell'VIII secolo), basata sulla già citata opera di san Gildas: l'opera fornisce le date degli eventi, ma la narrazione è fatta da un punto di vista anti-britanno. L'Historia Brittonum, tradizionalmente attribuita al monaco gallese Nennio, degli inizi del IX secolo, la Cronaca anglosassone, una compilazione annalistica compilata a partire dalla fine dello stesso secolo e basata su fonti sassoni occidentali, e gli Annales Cambriae o "Annali del Galles", della fine del X secolo, mescolano storia e mito e richiedono cautela nell'interpretazione.

Altri scritti storici posteriori alla conquista normanna si basano sull'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, che sebbene presentato come opera storica è oggi riconosciuto come resoconto fantastico con solo alcuni riferimenti storici. I riferimenti storici contenuti nelle vite dei santi sono, infine, per lo più inattendibili e frutto di compilazioni tarde.

La quantità di oggetti appartenenti a quest'epoca rinvenuta negli scavi archeologici appare più limitata rispetto al precedente periodo romano, per l'apparente tendenza ad utilizzare maggiormente materiali deperibili, come legno o cuoio. I siti scavati hanno per lo più restituito fibule, vasi in ceramica e armi.

Lo studio degli usi funerari, sia cremazione che inumazione, e dei corredi funerari ha consentito di acquisire dati sulla struttura sociale e sull'identità culturale delle popolazioni, evidenziando una sostanziale continuità con il precedente periodo romano, la presenza di influssi dall'arte celtica e un mantenimento dei contatti commerciali con il mondo mediterraneo

In alcuni casi, come nella necropoli di Wasperton, nel Warwickshire, è testimoniata la compresenza di Britanni e Sassoni e in altri siti sono attestate le reciproche influenze tra le due culture.

Gli insediamenti indagati sono costituiti prevalentemente da centri fortificati in altura (chiamati "fortezze collinari", o, in inglese, hillforts), città e monasteri. A Tintagel gli scavi condotti negli anni '30 da Ralegh Radford hanno riportato in luce strutture a pianta rettangolare datate al V-VI secolo, inizialmente interpretate come un monastero e successivamente come un centro commerciale fortificato, dove è stata rinvenuta una considerevole quantità di ceramica proveniente dal Mediterraneo.

Altri scavi sono stati condotti da Leslie Alcock negli anni '60 a Dînas Powys, con testimonianze di produzione metallurgica, e negli anni '90 a castello di Cadbury, una fortificazione dell'età del ferro rioccupata tra il 470 e il 580.

Altri siti che hanno mostrato tracce di occupazione nel periodo post-romano sono la città di Wroxeter (Viroconium) e i forti romani di Banna sul vallo di Adriano (oggi Birdoswald) e quelli della linea difensiva del litus saxonicum.

Le indagini condotte nel campo dell'archeologia ambientale hanno anche documentato sopravvivenze e cambiamenti nelle pratiche agricole.

Figura 5 - La prima pagina della Peterborough Chronicle (Conaca anglosassone)

Agli inizi del V secolo sappiamo che la provincia romana di Britannia apparteneva ancora all'impero romano d'Occidente, sotto l'imperatore Onorio. Già dalla fine del secolo precedente si era manifestato un rallentamento economico, con la diminuzione di nuove monete coniate e le correlate difficoltà nel pagamento del soldo all'esercito. Nel 407 le truppe ancora restanti della guarnigione britannica, già diminuite nel periodo precedente per i trasferimenti militari destinati a fronteggiare le invasioni barbariche nell'Europa continentale, elessero al trono imperiale l'usurpatore Costantino III. Questi si spostò con tutte le forze ancora disponibili nell'isola al di là della Manica, per fronteggiare l'esercito inviatogli contro da Onorio, dal quale venne sconfitto e ucciso nel 411. Dopo la partenza delle ultime guarnigioni sembra che fossero gli stessi abitanti ad assicurare la difesa del territorio dalle incursioni sassoni e il rescritto di Onorio citato da Zosimo, se si riferisce alla Britannia, confermerebbe questo stato di fatto.

Progressivamente si sostituirono ai funzionari e alle istituzioni romane dei potentati locali di tipo feudale. Combattimenti tra diversi gruppi sono stati interpretati come contrasti tra favorevoli o contrari all'indipendenza dall'impero romano, ovvero tra seguaci della chiesa romana e del pelagianesimo, o ancora come conflitti sociali tra contadini e proprietari terrieri legati all'elite urbana. La vita quotidiana dovette comunque continuare pressoché invariata nelle campagne e declinare nelle città, come sembra potersi constatare nel resoconto della visita in Britannia di san Germano d'Auxerre.

Secondo il resoconto di san Gildas, Vortigen, che il venerabile Beda chiama "re dei Britanni" e data intorno al 446, avrebbe deciso di far arrivare dei mercenari sassoni a difesa dalle incusioni dei barbari come foederati, secondo l'uso romano, stanziandoli "nella parte orientale dell'isola". In seguito, i Sassoni, accresciuti di numero da altri arrivi, si sarebbero ribellati e si sarebbero dati al saccheggio. Sarebbero stati quindi combattuti dal britanno-romano Ambrosio Aureliano, il quale potrebbe essere stato la base storica per la figura del re Artù e al quale è attribuita da alcune fonti la vittoria del monte Badon, intorno all'anno 500.

L'avanzata sassone venne arrestata e i Britanni restarono in possesso del Galles e della parte dell'Inghilterra ad ovest della linea che congiunge York e Bournemouth, mentre i Sassoni controllarono il Northumberland, l'Anglia orientale e la parte sud-orientale dell'Inghilterra. San Gildas cita altri governanti britanni: Costantino di Dumnonia, Aurelio Canino, Vortipor della Demetia, Cuneglasso e Maglocuno.

 

Dai Britanni agli Anglosassoni

Basandosi soprattutto sulle fonti scritte, la ricostruzione storica tradizionale aveva immaginato che una massiccia immigrazione anglosassone nel corso del periodo post romano avesse determinato la scomparsa dei Britanni. L'evento era inoltre immaginato come violento e rapido.

I dati linguistici sembravano essere favorevoli a questa interpretazione. La toponomastica attuale dell'Inghilterra, ad eccezione della Cornovaglia mostra, infatti, tracce limitate di termini di origine celtica, comunque meno rari man mano che ci si sposta da est verso ovest. Sono inoltre molto scarse le parole della lingua celtica che sono passate nell'antico inglese.

Le parlate celtica e latina, quest'ultima a lungo restata in uso come lingua scritta, sebbene se ne ignori la diffusione come lingua parlata, sembrano tuttavia essere state rimpiazzate solo progressivamente da parlate germaniche. Esistono anche alcuni toponimi di origine latina, che suggeriscono una continuità di insediamento. In alcuni casi sono anche presenti nomi riferiti alle antiche divinità germaniche.

A partire dagli anni '90 l'interpretazione dei dati è stata infine modificata: si considera ora in generale improbabile che una consistente ondata di immigrazione anglosassone avesse spazzato via i Britanni. I Sassoni sono piuttosto considerati come l'elite dominante, mentre i Britanni sarebbero stati lentamente assimillati dalla loro cultura. Anche le recenti analisi genetiche sembrano aver suggerito che l'apporto identificabile come anglosassone al profilo genetico degli attuali inglesi sia largamente minoritario. I codici di leggi attribuiti al re Ethelbert del Kent, agli inizi del VII secolo, e al re Ine del Wessex alla fine dello stesso secolo o agli inizi del successivo, fanno riferimento ad uno status legale inferiore attribuito a parte della popolazione, che nella raccolta più tarda è chiaramente identificata come quella di origine britanna. Studiosi ed ecclesiastici di origine britanna dovettero tuttavia giocare un ruolo importante nella formazione della cultura anglosassone, in precedenza prevalentemente orale.

Alcuni Britanni si erano spostati già a partire dal IV secolo oltre la Manica, nella regione dell'Armorica, che venne in seguito conosciuta come Bretagna e mantenne per tutto il periodo stretti contatti con la Britannia. Altri Britanni arrivarono sino in Galizia, dove il vescovo di "Britonia", menzionato in un documento del 572, aveva il nome celtico di Mailoc e dove gli emigrati abbandonarono il cristianesimo celtico solo con il concilio di Toledo del 633.

L'endemica tensione e le lotte violente di questo periodo, a cui alludono tutte le fonti scritte, e il declino della produzione riscontrabile nei dati archeologici, dovettero tuttavia comportare una diminuzione della popolazione. I dati forniti dalla dendrocronologia sembrano inoltre attestare che si ebbe un periodo di clima più freddo e umido intorno al 540, che dovette contribuire al calo della produzione agricola. Vi si aggiunse nel 544 o 545 l'arrivo in Gran Bretagna e Irlanda della peste di Giustiniano.

Figura 6 - I regni delle isole britanniche intorno all'anno 500.

Regni del V e VI secolo

Regni della Britannia

  • Bryneich, poi regno anglo di Bernicia (Inghilterra settentrionale)
  • Brycheiniog (Galles meridionale)
  • Caer Badden (Bath)
  • Caer Ceri (Cirencester)
  • Caer Gloui (Gloucester)
  • Dumnonia (Cornovaglia e Devon)
  • Dyfed, o Demetia (Galles sud-occidentale)
  • Ebrauc (York), poi regno anglo di Deira
  • Elmet (Yorkshire occidentale)
  • Glywyssing (Galles meridionale)
  • Gododdin (Inghilterra nord-orientale)
  • Gwent (Galles meridionale)
  • Gwynedd (Galles settentrionale)
  • Powys (Galles centrale)
  • Rheged (Inghilterra nord-occidentale)
  • Strathclyde (Scozia meridionale)

Brycheiniog, Ebrauc, Elmet, Gododdin, Rheged e Strathclyde, formarono quello che nella tradizione successiva venne conosciuto come Yr Hen Ogledd (in gallese "Vecchio Nord"), nella regione compresa tra il vallo di Adriano e quello di Antonino. Sono attestate riparazioni di V e VI secolo lungo il vallo di Adriano (a Whithorn nella Scozia sud-occidentale).

I regni britanni che si formarono nella parte occidentale dell'Inghilterra, dovettero in origine derivare dalla modificazione delle strutture della giurisdizione provinciale romana, ma ebbero anche chiari contatti con quelli che si formarono nello stesso periodo in Irlanda, che non era mai stata soggetta al dominio romano. In alcune città romane, come a Wroxeter e a Caerwent, è testimoniata una continuità di occupazione anche in questo periodo, probabilmente legata a strutture ecclesiastiche.

 

Regni anglosassoni

Oltre a Bernicia e Deira, che corrispondono a regni britanni con diverso nome dopo la loro conquista da parte degli Angli e che uniti formarono in seguito il regno di Northumbria, i maggiori regni anglosassoni presenti nel periodo post-romano, compresi in seguito nell’eptarchia anglosassone furono:

  • Anglia orientale (Suffolk e Norfolk)
  • Kent (contea omonima)
  • Mercia (Midlands)
  • Sussex (omonima contea storica)
  • Wessex (Inghilterra meridionale e sud-occidentale)
  • Essex (Inghilterra sud-orientale)
  • Regno di Northumbria
  • Stati della Britannia medievale
  • Regni degli Juti:
  • Kent
  • Meonware

Regni degli Angli:

  • Anglia orientale
  • Hwicce
  • Iclinga
  • Bernicia
  • Deira
  • Lindsey
  • Regno del Lindsey
  • Magonsete
  • Pecset
  • Mercia
  • Northumbria

Regni dei Sassoni:

  • Ciltern Saetan
  • Middlesex
  • Surrey
  • Sussex
  • Wessex
  • Essex

Stati britanni meridionali

  • Brycheiniog (Brecknockshire)
  • Buellt (Builth)
  • Caer Baddan (Bath)
  • Caer Celemion
  • Caer Ceri (Cirencester)
  • Caer Colun
  • Caer Gwinntguic
  • Caer Gloui (Gloucester)
  • Caer Lundein (Londra)
  • Caer Went
  • Calchvynydd
  • Camelot = leggendario
  • Cateuchlanium
  • Ceredigion
  • Cerniw
  • Deheubarth
  • Demezi
  • Devon
  • Dogfeiling
  • Dunoding
  • Dyfed
  • Dyffryn Clwyd
  • Dumnonia
  • Edeyrnion
  • Elfael
  • Ergyng
  • Glastenning
  • Glywysing
  • Gorfynedd
  • Gwerthrynion
  • Gwent
  • Gwynedd
  • Gwynllwg
  • Gwyr (Penisola di Gower)
  • Gwent
  • Ynys Vectis (Isola di Wight)
  • Llyn
  • Lyonesse (Isole Scilly)
  • Meirionydd (Merionethshire)
  • Mon
  • Morgannwg (Glamorganshire)
  • Pengwern
  • Penychen
  • Powys
  • Rhegin
  • Rhos
  • Rhufoniog
  • Seisyllwg (Cardiganshire/Ceredigion)
  • Ynys Vectis (Wight)
  • Ystrad Tywi

Stati britanni del nord, gaelici, pitti e caledoni

  • Alba
  • Alt Clut
  • Angus
  • Argyll
  • Attecotti
  • Caer Guendoleu
  • Cat
  • Caithness
  • Ce
  • Cumbria
  • Dál Riata
  • Dunoting
  • Ebrauc
  • Elmet
  • Fib
  • Fortriu
  • Gododdin
  • Meicen
  • Moray
  • Orcadi
  • Pennines
  • Pictavia
  • Rheged
  • Strathclyde
  • Regno di Man

Stati danesi, norvegesi e dublinesi

  • Cumbria
  • Gaell-Gaedhill (Galloway)
  • Regno di Man
  • Earldom delle Orcadi
  • Danelaw
  • Yorkshire

Eptarchia (dal greco ἑπτά + ἀρχή: sette sovranità) anglosassone è il nome dato dagli storici a quel periodo della storia dell'Inghilterra successivo alla migrazione anglosassone della parte meridionale dell'isola (che da loro prese il nome di "Angleland", da cui Inghilterra). Questo periodo arriva convenzionalmente fino a quando i Vichinghi iniziarono le loro scorrerie nell'isola, stabilendo un Danelaw e regni a York e sull'Isola di Man. Quindi dal 500 circa all'850 circa.

Il termine di Eptarchia si riferisce all'esistenza di sette regni, che poi si unirono per formare il Regno d'Inghilterra, nella prima metà del X secolo. Il termine fu coniato nel XII secolo e divenne d'uso comune dal XVI.

Ricerche più recenti hanno comunque dimostrato sia che alcuni di questi regni (Essex e Sussex) non avevano lo stesso status di altri, sia che esistevano sull'isola anche altri regni minori che ebbero un ruolo tutt'altro che marginale.

Dagli inizi del XX secolo il termine eptarchia è stato considerato insoddisfacente per descrivere la situazione e molti storici hanno smesso di usarlo.

 

Note


[1] Bruto di Troia o Bruto I dei britanni (in gallese: Bryttys), discendente dell'eroe troiano Enea, è conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C.. Questa leggenda compare per la prima volta nell’Historia Brittonum, compilazione di IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae. Tuttavia, niente autorizza a ritenere che questo racconto sia storicamente credibile.

[2] Pandraso: Re mitologico della Grecia, la radice del nome è Pan e deriva da Pan, il Dio greco di forma caprina. deriva dal greco paein, pascolare. Ma letteralmente pan significa tutto perché secondo la mitologia greca Pan era lo spirito di tutte le creature naturali e questa accezione lo lega alla foresta, all'abisso, al profondo. Dal suo nome deriva il termine panico, infatti il dio si adira con chi lo disturba, ed emette urla terrificanti provocando nel disturbatore la paura.

Alcuni racconti ci dicono che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata. È un dio potente e selvaggio, esteriormente è raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, il volto barbuto e dall'espressione terribile. Vaga per i boschi inseguito dalle ninfe, mentre suona e danza. È molto agile, rapido nella corsa ed imbattibile nel salto. È principalmente indicato come dio Signore dei campi e delle selve nell'ora meridiana, protegge le greggi e gli armenti, gli sono sacre le cime dei monti. Pan non viveva sull'Olimpo: era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Pan era un dio perennemente allegro, venerato ma anche temuto. Dal suo nome deriva il termine panico. Legato in modo viscerale alla natura ed ai piaceri della carne, Pan è l'unico dio con un mito sulla sua morte. Pan partecipò alla Titanomachia, avendo un ruolo fondamentale nella vittoria di Zeus su Tifone. Tifone era un mostro che era nato da Gea e Tartaro, che volle vendicarsi della morte dei figli, i Giganti. Gli stessi Giganti entrano per un’altra via a far parte di quella che è la mitologia celtica della Britannia per quanto riguarda la costruzione dei megaliti come Stonehenge. A Pan è dedicato il segno zodiacale del Capricorno, dono di Zeus per la sua fedeltà. Pan è un dio con una forte connotazione sessuale, amava sia donne che uomini, e se non riusciva a possedere l'oggetto della sua passione si abbandonava a pratiche oscene e onanistiche. Moltissimi racconti mitologici ci parlano di questo dio e del suo rapporto con le Ninfe che cercava di possedere. Tanto che queste si salvavano solo trasformandosi, anche se spesso non disdegnavano le attenzioni del dio. Come dio legato alla terra ed alla fertilità dei campi è legato alla Luna, ed alle forze della grande Madre. Fra i miti che lo accompagnano uno che lo vede seduttore di Selene, cui si è presentato nascondendo il pelo caprino sotto un vello bianco. La Dea non lo riconobbe e acconsentì all'unione. Ma molto probabilmente questo mito si confonde con le unioni sacre di Cernunnos con la grande madre celtica, visto anche l'aspetto esteriore delle due divinità maschili. Pan era infinte però anche un dio generoso e bonario, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto. Gli aspetti sessuali di questa divinità, specie le leggende in merito al dio ed alle ninfe, avrebbero un filo di collegamento con quelle che erano note come Nozze Sacre dell’antica Britannia, per la tradizione celtica, il dio e la dea personificati da due sconosciuti (spesso iniziati) che nell’unione carnale confermavano il legame dell’uomo con la terra, quindi con gli dei dai quali erano venuti e ai quali sarebbe tornati. Come accade per Cernunnos, esiste una corrente di pensiero che dice che questo dio pagano sarebbe stato ripreso in seguito dalla Chiesa Cristiana per utilizzare la sua immagine come iconografica del diavolo.

La desinenza invece, “-drasus” potrebbe essere una variante del termine greco “δράκος” e poi latino “draco” per cui il nome completo potrebbe essere non erroneamente tradotto come Pan- - draco, e di conseguenza potrebbe essere la combinazione alle origine del nome Pandragon o Pendragon, il nome con cui si designava Uter, il padre di Re Artù. La figlia di Pandraso è Ignoge. Quest’ultima non può avere nessun riferimento al personaggio della duchessa di Cornovaglia Igraine, poiché in tal caso sarebbe in netta contraddizione con la tradizione celtica che vuole che Igraine fosse stata la sposa (rubata) di Uter o Uther Pendragon e nega ogni consanguineità tra i due, pur avendo essi le stesse origini celtiche stando ai testi di Goffredo di Monmouth.

[3] Corineo: Corineo o Corin era nelle mitologia britannica un prodigioso guerriero, in grado di affrontare i giganti, e l'eponimo fondatore della Cornovaglia. Secondo Goffredo di Monmouth egli condusse i discendenti di Troia fuggiti con Antenore dall'assedio di Troia e rifugiatisi sulle coste del Mar Tirreno. Dopo che Bruto di Troia, figlio del principe troiano Enea,venne esiliato dall'Italia e liberò i prigionieri Troaini in Grecia, si incontrò con Corineo e con il suo popolo, e si unì a loro nel loro viaggio. Giunti in Gallia, Corineo provocò una guerra con il re di Aquitania, Goffrarius Pictus, cacciando nelle sue foreste senza permesso, e massacrò migliaia di nemici con la sua ascia da guerra. Dopo aver sconfitto il re d'Aquitania, i troiani attraversarono il mare verso l'isola di Albione, che Bruto ribattezzò Britannia in suo onore. Corineo si stabilì in Cornovaglia che era allora abitata da giganti. Il duro scontro tra il popolo di Cornieo ed i giganti guidati dal loro capo Gogmagog fu duro ma alla fine i troiani vinsero e lasciarono vivo solo Gogmagog per uno scontro diretto con Corineo. La lotta ebbe luogo secondo la leggenda nei pressi di Plymouth e Corineo vinse il gigante gettandolo su una roccia. In questo modo Corineo venne annoverato come il primo Duca di Cornovaglia e quando Bruto morì, il resto della Britannia venne diviso tra i figli di Corineo.

 

Bibliografia principale

 

Bibliografia secondaria

  1. Historia Brittonum trad. di J.A. Giles, Six Old English Chronicles, London: Henry G. Bohn 1848. Testo completo da Fordham University.
  2. John Morris (ed), Nennius: Arthurian Period Sources Vol 8, Phillimore, 1980
  3. Geoffrey of Monmouth, Historia regum Britanniae, trad. di Lewis Thorpe, Penguin, 1966
  4. The British History of Geoffrey of Monmouth, trad. di Aaron Thompson, rivista e corretta da J. A. Giles, 1842
  5. Rodney Castledon: The Stonehenge People - An exploration of life in neolithic Britain 4700-2000 BC. Routledge, London 1987. ISBN 0-415-04065-5
  6. Nicola Barber, Andy Langley, British history encyclopedia: from early man to present day. Parragon, Bath 1999. ISBN 0-7525-3222-7
  7. Hector Munro Chadwick, Cruithentuath in Early Scotland: the Picts, the Scots & the Welsh of southern Scotland, (in inglese) CUP Archive, 1949. 171

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